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Keeping Kylen It 400

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A volte, innamorarsi è la parte più facile.

Kylen è diventato sovrano del popolo fatato, ma sente la mancanza del suo compagno. Il dubbio se i fatati siano o meno capaci di legarsi ad altri è risolto quando Kylen scopre di non riuscire più a mangiare o a dormire. Il suo popolo teme che non sia un buon re e, a onor del vero, Kylen non vuole esserlo. I suoi unici desideri sarebbero coccolare Farro, giocare col loro figlio e vivere per sempre felice e contento. Ma a volte la vita non dà quello di cui si ha bisogno.

 

* * *

“Papà, dov’è il papi?”

Sammy era fermo sulla soglia della camera di Farro, l’orsacchiotto che gli penzolava dalla manina. Il pigiama blu lo copriva dalla testa ai piedi. Farro scacciò via le lacrime che gli inumidirono gli occhi al ricordo di come Kylen avesse insistito per comprare a Sammy una coppia di pigiama di ciascun colore. Lui si era opposto solo quando il suo compagno aveva indicato quelli con le orecchie da coniglio. Nemmeno il sorriso colmo di speranza di Kylen era riuscito a persuaderlo a vestire suo figlio, per metà mutaforma, come una preda.

Allontanando il ricordo, Farro andò da suo figlio e si inginocchiò per portarsi al suo livello. Prese tra le mani quelle, più piccole, di Sammy.

Il groppo che aveva alla gola rendeva difficile parlare, ma ce la fece. “Il papi non tornerà a casa. Ne abbiamo già parlato. Ha trovato un lavoro che lo ha obbligato a trasferirsi. Ti vuole ancora bene, ma non tornerà mai più.”

Nonostante fosse furioso per il modo in cui Kylen li aveva lasciati, Farro non dubitava che il suo compagno volesse ancora bene al loro figlio. Aveva solo bisogno di un bel calcio nel sedere. Negli ultimi quattro mesi, Farro aveva offerto a Sammy diverse variazioni sul tema ‘il papi non tornerà più’, e ogni volta le parole gli avevano lasciato l’amaro in bocca. Sammy, dal canto suo, rifiutava di credere che l’uomo che lo aveva adorato follemente lo avesse abbandonato con una breve lettera e senza guardarsi indietro.

Farro non poteva farne una colpa a suo figlio. A volte, lui stesso aveva difficoltà a crederci. Sfortunatamente, aveva dovuto accettare la verità: Kylen non sarebbe tornato. Mai più. Il lupo interiore di Farro guaì infelice.

“Perché non può tornare?” Sammy, con l’innocenza di un bambino, si aspettava una spiegazione semplice.

Prima che potesse trattenersi, a Farro sfuggì un sospiro. “Ora è il capo del popolo fatato. Loro hanno bisogno che li governi.”

“Noi abbiamo più bisogno di lui. Dovresti andare a prenderlo.” Sammy inclinò la testa e fissò il padre con severità. Nel suo mondo, non c’era nulla che il papà non potesse fare. E Farro odiava deluderlo.

“Non è così semplice.” Si alzò e incrociò le braccia. Aveva bisogno di ogni genere di vantaggio. Diversamente dalle altre occasioni in cui aveva spiegato la scomparsa di Kylen, questa volta Sammy non pareva incline a lasciar cadere il discorso. Beh, lui non intendeva essere da meno. Non aveva la minima intenzione di andare a riprendersi quello stronzo che aveva abbandonato la sua famiglia con delle parole scritte su lettera. Non gli importava quanto l’idea di andarsene avesse fatto soffrire Kylen, almeno secondo Anthony. Kylen se n’era andato – fine della storia. Il lupo di Farro poteva anche struggersi per la perdita dell’altra sua metà, ma la sua parte umana era più tenace e non intendeva sottomettersi ai bisogni della bestia.

“Ma si è perso!” strillò Sammy – un suono stridente, acuto, che fece sussultare Farro.

“Cosa te lo fa pensare?” Quello era un approccio diverso dagli altri usati in precedenza da Sammy, e lui doveva ammettere di essere curioso al riguardo. Suo figlio diventava sempre più creativo quando si trattava di invocare il ritorno a casa di Kylen.

“Me lo hai detto tu che se non sono dove dovrei essere, vuol dire che mi sono perso. Il papi dovrebbe essere qui, dunque si è perso anche lui. Devi andare a cercarlo.” Gli occhioni di Sammy erano colmi di lacrime.

Farro non aveva alcun bisogno di andare a cercare Kylen – sapeva benissimo dove si trovava. Glielo diceva il suo spirito. La presenza di Kylen permaneva nella sua mente come una ferita infetta, procurandogli un dolore costante. Era connesso per l’eternità a un uomo che aveva abbandonato la sua famiglia, ma che non avrebbe mai potuto lasciarlo del tutto. Ora si spiegava l’aria afflitta di Silver dopo la scomparsa di Anthony. Farro aveva già scritto una lettera in cui affidava a Dare e Steven la custodia di Sammy nel caso in cui lui avesse perso il senno per lo stress dovuto all’abbandono del compagno. Dare adorava Sammy come se fosse figlio suo e Steven gli avrebbe impedito di viziarlo troppo.

Farro riportò l’attenzione sul figlio. Gli occhi di Sammy luccicavano per le lacrime e la stretta sul peluche gli aveva sbiancato le nocche. Mordendosi il labbro inferiore, Farro annuì.

“Andrò a parlare con lui,” acconsentì. Il suo lupo ululò di gioia al pensiero di rivedere il loro compagno. Quell’impresa avrebbe guarito Farro, oppure lo avrebbe distrutto.

Ma doveva tentare, se non altro per poter dire a Sammy che aveva fatto del suo meglio per recuperare l’altro genitore. Il posto di Kylen non era presso il popolo fatato; era con lui e Sammy. Farro si era trattenuto dal fare alcunché perché pensava che Kylen preferisse essere re piuttosto che il suo compagno. La lettera che aveva scritto era servita a chiarire la situazione, ma almeno quel bastardo avrebbe potuto recarsi di persona a spezzare il cuoricino di Sammy. Dopo aver decantato l’importanza dei bambini presso il suo popolo, aveva fatto presto ad abbandonarne uno che aveva dichiarato di considerare come proprio.

“Andrò a cercarlo domani,” promise Farro, il cuore che pulsava in preda all’ansia. Non sapeva cosa sarebbe accaduto, ma non poteva deludere Sammy. Doveva almeno provare.

“Portalo a casa. Nessuno racconta le storie bene come il papi.” L’espressione di Sammy non mostrava il minimo dubbio: il bambino era certo che Farro gli avrebbe riportato il suo papi.

“Farò del mio meglio.” Farro non aveva grandi speranze di tornare a casa con Kylen. Quella non era una storia romantica dove una singola occhiata al suo compagno avrebbe spinto Kylen a rinunciare a un regno per amor suo. Se fosse stato quello il caso, Kylen avrebbe già fatto ritorno.

Ma Farro avrebbe fatto qualunque cosa pur di rendere felice suo figlio, e se questo significava rapire il sovrano del popolo fatato e dare inizio a una guerra tra specie… beh, a volte alcuni sacrifici si rendevano davvero necessari – inclusi quelli di esseri viventi. Aveva rivendicato il possesso di Kylen con tutti i crismi; era ora di riprenderselo.

 

Farro attese fino al mattino per recarsi dai capibranco. Anthony venne ad aprirgli con indosso solo i pantaloni del pigiama e in braccio il suo adorabile figlio. Farro lanciò cautamente un’occhiata al bambino. Trin posò su di lui uno sguardo fisso che, proveniente da un bambino così piccolo, risultava molto snervante.

“Cosa posso fare per te?” Anthony voltò la testa. Una zampa di lupo argentata brillava in alto sulla sua guancia come un tatuaggio magico. Zeus gli aveva lasciato il suo marchio; non solo il dio era il nonno di Anthony, ma lo considerava anche uno dei suoi pochi discendenti favoriti. Farro si sentiva ancora in colpa per ciò che Anthony aveva dovuto soffrire a causa della sua ostilità.

“Posso entrare?” Non voleva chiedere quello che doveva chiedere in corridoio.

“Ma certo.” Anthony si fece da parte. “Ti chiedo scusa, ma questo qui ha deciso di voler giocare di mattina presto.”

Farro annuì. “Sammy ha avuto una fase durante la quale mi svegliava tutte le mattine.”

“Davvero? E lo faceva generando una tempesta in salotto?” Anthony aggrottò la fronte all’indirizzo di suo figlio, il quale rispose sorridendo e dandogli una pacchetta sulla guancia con la manina paffuta.

“Ehm, no.” Forse le loro esperienze non erano poi tanto simili.

Anthony sospirò. Agitò una mano e il salotto si rimise a posto da solo. L’acqua svanì e il divano si asciugò.

“Comodo.”

Silver entrò nella stanza annusando l’aria. Diversamente da Anthony, indossava una maglietta e un paio di pantaloni della tuta. “Solo io sento odore di pioggia?”

“Lasciamo perdere,” rispose Anthony.

Lo sguardo di Silver si posò sul figlio. “Come non detto.”

Prese in braccio Trin e lo cullò. “Buongiorno, Farro. Vuoi del caffè?”

“No, grazie. Speravo che Anthony potesse portarmi nella dimensione del popolo fatato. Sammy insiste nel dire che devo riportare a casa Kylen. Speravo di poterlo convincere a scrivergli una lettera o qualcosa del genere. Una prova concreta del fatto che il suo papi non tornerà.” Farro sapeva di suonare amareggiato, ma non poteva farci nulla.

Anthony si accigliò. “Non puoi attraversare il portale senza avere con te un membro del popolo fatato.”

“Tu non vai da nessuna parte,” intimò Silver al compagno. “Io non tornerò mai più in quel regno e non lo farai nemmeno tu.”

Il tono dell’alfa era talmente autoritario da spingere Farro a pensare che persino Anthony non avrebbe osato contraddirlo. Vide il semidio aprire bocca e chiuderla senza parlare. “Già, di sicuro non tornerò da quelle parti per un bel pezzo.”

“O mai,” aggiunse corrucciato Silver.

Farro seguì con lo sguardo l’alfa andare in cucina per preparare il caffè. Anthony mise a terra Trin. Il bambino si mise a gattonare, senza dubbio in cerca di altri guai.

“Come faccio ad andare di là, allora?”

Dopo un attimo di riflessione, Anthony rispose: “Potrei mandarti assieme ai gemelli. L’ultimo re dei fatati oscuri è morto; dovresti essere al sicuro anche se a scortarti saranno solo loro.”

“Credi che sarebbero disposti a farlo? Non amano lasciare solo Gabe.” I gemelli fatati, Viell e Vien, era notoriamente ossessionati dal loro compagno mutaforma. Farro si stupiva del fatto che gli avessero permesso di continuare a lavorare nello studio di Anthony; probabilmente confidavano nel fatto che il compagno dell’alfa lo avrebbe tenuto d’occhio al posto loro.

Anthony si strinse nelle spalle. “Non possono portarlo con loro. Come ti ho detto, non dovrebbero esserci problemi. Posso darti un braccialetto del ritorno automatico in modo che tu possa rientrare alla conclusione del viaggio, nel caso dovessi rimanere bloccato. Oggi chiederò loro di farmi questo favore.”

“Grazie.” Farro si sentì travolto dal sollievo. Perlomeno stava facendo qualcosa. Avrebbe potuto dire a Sammy che avrebbe parlato con Kylen. Non poteva promettergli il suo ritorno, ma se non altro avrebbe potuto dirgli di averlo visto. “Credi che Dare potrebbe occuparsi di Sammy mentre sono via?”

“Alleggerirò il suo carico di lavoro come barista, se dovesse servire,” si offrì Silver.

Era quello il motivo per cui Farro era felice di far parte di un branco: in caso di necessità, tutti si facevano avanti per aiutare chi ne aveva bisogno. Silver sembrava non aver nemmeno pensato di dirgli di trovarsi un babysitter meno impegnato o di cavarsela da solo. Entrambi i membri della coppia alfa si erano subito offerti di fare del loro meglio per aiutarlo a risolvere i suoi problemi. E nessuno di loro aveva cercato di convincerlo a cambiare idea.

“Grazie. Vi sono grato per il vostro aiuto,” disse in tono formale. Un groppo alla gola lo costrinse a ricacciare indietro le lacrime.

Anthony gli strinse una spalla. “Ehi, andrà tutto bene. Vai a trovarlo. Se non altro potrà scrivere una lettera a Sammy.”

“Il minimo che quel bastardo possa fare,” ringhiò lui.

“Chiamo i gemelli per chiedere quando potrebbero partire,” si offrì Silver.

Farro annuì. “Va bene.”

Trascorse il tempo a camminare in cerchio mentre Silver telefonava. L’alfa tornò qualche minuto dopo. “Se vuoi andare a casa e fare le valigie, loro saranno pronti tra qualche ora.”

Farro scosse la testa. “Grazie.” Si chiese se Gabe fosse consapevole del fatto che c’era un viaggio in programma.